• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightPiccole isole penalizzate – di Aldo Berlinguer
play_arrow

Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Piccole isole penalizzate – di Aldo Berlinguer

micRadiolina today7 Luglio 2026 2

Sfondo
share close

L’ Analisi del 7 Maggio 2026 – Piccole isole penalizzate

  • cover play_arrow

    Piccole isole penalizzate – di Aldo Berlinguer Radiolina

Si è aperta la stagione balneare e tutti si ricordano (solo ora) delle nostre meravigliose isole. Guardandole, ci chiediamo perché, specie le più piccole, versino in uno stato di sostanziale abbandono. E tendiamo ad attribuire tutte le colpe alla loro condizione morfologica e geografica: quella che sovente chiamiamo insularità.

Immagine rappresentativa generata con l’ausilio di intelligenza artificiale

Non prestiamo invece sufficiente attenzione ad altri aspetti, come le dinamiche antropologiche e sociali che caratterizzano queste piccole comunità. Le quali, spesso, non sono coese e solidali al loro interno. Tutt’altro, sono sovente conflittuali, divise e pervase da vecchi rancori. Un fenomeno che non discende dal caso né dalla “cattiveria” degli isolani ma da meccanismi psicologici e sociali che l’isolamento geografico amplifica a dismisura.

Nelle piccole isole si sa tutto di tutti. Questa totale mancanza di anonimato genera un’ansia da prestazione sociale costante. Quando la privacy non esiste, ogni minima scelta (un acquisto, una frequentazione, un successo lavorativo) viene esposta al giudizio del gruppo. L’invidia nasce spesso da qui: in un ambiente dove le risorse e le opportunità sono percepite come limitate, il successo di un vicino viene visto come una sconfitta propria.

Vi è poi il cosiddetto “narcisismo delle piccole differenze”. Quello che Sigmund Freud aveva addebitato ai gruppi sociali chiusi e omogenei, rimarcando come il conflitto sia più aspro proprio tra chi è molto simile. In una grande città, ci si divide per macro-ideologie; in un’isola, dove la cultura, la lingua e la quotidianità sono identiche per tutti, l’identità personale si gioca sui dettagli. Ci si scontra ferocemente per stabilire chi ha la primogenitura di una tradizione, chi possiede il pezzo di terra migliore o chi ha più leadership politico-sociale.

La limitatezza delle opportunità fa il resto. In un’economia insulare ristretta, infatti, lo spazio, i posti di lavoro, le licenze commerciali, i ruoli istituzionali sono beni limitati. Si sviluppa così la mentalità del gioco a somma zero: se tu vinci, io perdo. Nelle comunità aperte, il successo di uno può aprire mercati per altri; nell’isolamento, il successo di un vicino è percepito come una minaccia diretta alla propria sopravvivenza o al proprio status.

Anche la memoria non aiuta, specie nei conflitti intergenerazionali. Nelle grandi comunità, le persone passano e i torti si dimenticano. Nelle isole i conflitti si ereditano. Un litigio per un confine di terra o un’offesa personale avvenuta cinquant’anni prima tra due possidenti può continuare a condizionare i rapporti tra i rispettivi nipoti. Non essendoci un ricambio sociale, il serbatoio dei rancori non si svuota mai.

Infine, la dimensione fisica e la ristrettezza dei confini insulari (ma questo vale anche per le comunità montane o delle aree interne) generano anch’esse tensioni divisive. Nelle dinamiche urbane, se litighi con un gruppo di amici o con un collega, puoi cambiare ambiente, frequentare altri quartieri o ricostruirti una vita sociale. In un’isola questo è impossibile.

Tutto questo non significa che gli isolani non riescano mai ad unirsi, a trovare una coesione. Ma questo avviene spesso solo verso l’esterno (quando l’isola deve difendersi da una percepita minaccia comune, come lo Stato centrale o il turismo selvaggio). Non è un caso che, nelle isole, sia molto vivo il sentimento indipendentista.

Se quindi una buona idea sorge al suo interno, essa viene combattuta dagli anticorpi interni alla comunità insulare. Se proviene dall’esterno viene percepita come colonialismo. Stanti il retroterra antropologico e sociale e la fragilità dei presidi istituzionali, spesso piegati alle stesse dinamiche culturali, come riusciremo, insomma, a portare benessere e sviluppo sostenibile all’interno delle nostre piccole isole?

Aldo Berlinguer

Acquista la tua copia de L’Unione Sarda

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina 

 


Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Rate it