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Il calendario sardo: i mesi e le festività nell’Isola Massimiliano Rais e Enzo Asuni
Il calendario sardo viaggia un po’ tra la dimensione religiosa e quella agreste come emerge dai nomi dei mesi in lingua sarda. I nomi dei mesi rispecchiano festività religiose e attività agricole che si conducono in quel determinato mese nell’Isola.

Partiamo con i mesi in sardo: Gennàrgiu (o Gennarxu), Friàrgiu (o Friaxu), Martzu, Abrili, Maju, Làmpadas, Treulas, Austu, Cabudanni, Santuaini (Mes ‘e Ladàmini), Onniasantu (o Sant’Andria), Nadali.
Anche se i nomi dei mesi possono variare di paese in paese, ogni mese ha delle peculiarità che si riflettono nel nome e rimandano a festività o attività agricola che si registra nel mese stesso.
Partiamo da giugno, su mes’è lampadas, in riferimento alle luci e ai falò che si accedono nell’Isola in occasione della festa di San Giovanni che cade, appunto il 24 giugno.
Luglio è su mes’e Treulas, un nome che rievoca le feste agresti che si tenevano in occasione della trebbiatura dei campi: “triulai” infatti significa “trebbiare”.
A settembre abbiamo Cabudanni, ne abbiamo parlato in passato, e si configura come l’inizio dell’anno agricolo, in quanto, a settembre, contadini e braccianti stipulavano nuovi contratti con i proprietari.
Il mese di Ottobre è noto come Santuaini e richiama la Festa di San Gavino Martire che si tiene il 25 ottobre. Nel sud Sardegna è più noto come Ladàmini, il mese del letame perché era il periodo adatto per concimare i terreni.
Novembre si chiama Onniasantu, o Sant’Andria e richiama sicuramente la festa di Ognissanti (primo novembre) e quella di Sant’Andrea che cade il 30.
Poi c’è dicembre che viene definito anche Mes’e Nadali perché si identifica con il Natale, 25 dicembre, la festa che ricorda la nascita di Gesù.

“Sa pasca de sa Epiphania si clamat pasca nuntza”, afferma la Carta de Logu, documento risalente alla fine del Trecento che elenca i giorni festivi da osservare in Sardegna. Le celebrazioni per l’Epifania, radicate nelle tradizioni millenarie dell’isola, assumono varie sfaccettature a seconda del territorio e del paese.
Il 6 gennaio è noto con diversi nomi nel calendario delle feste sarde, tra cui Epiphania, Pasca Nuntza, Sa Pasca de is tres Reis o Pasca de sos tre Rese. Quest’ultima denominazione richiama la tradizione che vuole i tre re magi visitare il Salvatore Bambino a Betlemme undici giorni dopo il Natale.
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La moderna e “profana” festa della Befana ha trovato spazio anche nell’isola. Raffigurata come una vecchietta dall’aspetto spaventoso, simile a una strega, la Befana porta dolci ai bimbi buoni e carbone a quelli cattivi. Questo personaggio, unico nel folklore sardo, può essere considerato un corrispettivo locale di Sa Filonzana, la maschera caratteristica del Carnevale di Ottana. Sa Filonzana, rappresentante femminile del Carnevale sardo, è un’anziana donna con una gobba e un vestito nero, che simboleggia le Moire Greche e le Parche latine, tessitrici del filo della vita degli esseri umani, il quale può essere spezzato in ogni momento a discrezione della volontà del Cielo.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda.