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Leggende: anche il Giappone ha le sue Panas e S’ammutadori Enzo Asuni
Anche in Giappone come in Sardegna ci sono figure leggendarie simili a quelle sarde come le Panas e S’ammutadori. In Sardegna sono tante le figure che risalgono al periodo precristiano e si tratta di figure che vivono ancora oggi nei racconti dei più anziani e non solo ma anche.
Ci sono delle figure nella tradizione sarda che in qualche modo ricordano o richiamano figure giapponesi. Pensiamo alle Panas, avevamo dedicato una puntate intera a queste figure (Il podcast). Queste ultime sono spettri di donne morte durante il parto che sono destinate e vagare nella notte per sette lunghi anni con abiti o lenzuola sporchi di sangue. Nel corso della notte dovevano continuare a lavare e lavare all’infinito i propri panni insanguinati e quelli del proprio piccolo sporchi di sangue. Queste donne sono condannate a un lavoro che se interrotto per rivolgere due chiacchiere con qualche viandante avrebbe implicato il raddoppiare della condanna stessa: altri 7 anni di infinito bucato lungo i corsi d’acqua. Proprio per questo motivo, per evitare che la loro pena raddoppiasse, erano solite spruzzare acqua bollente contro chiunque provasse a disturbarle. L’acqua era così calda che bruciava come fuoco. Per questo motivo le donne sarde di un tempo non si recavano mai al fiume a lavare i panni sporchi durante la notte. Per evitare che una giovane donna defunta diventasse una Pana (al singolare) era usanza mettere ago e filo nella bara in modo tale che quest’ultima cucisse il corredo del suo piccolo anziché andare al fiume.

Una figura analoga esiste in Giappone e si chiama Ubume, anche loro spettri di donne defunte durante il parto. I racconti di queste figure sono molto diffusi nella cultura giapponese. Si tratta di donne con cappelli molto lunghi e arruffati, sempre sciolti e con vesti bianche. Secondo le storie giapponesi, in alcune varianti le ubume comprerebbero anche dei dolci per i figli, qualora questi ultimi siano rimasti in vita. Non solo dolci ma anche altri alimenti. Utilizzerebbero monete che poi si trasformerebbero in foglie secche. Secondo altre storie cercherebbero di attirare i viandanti per condurli nel luogo in cui si trova il loro bambino e indurli in qualche modo ad adottare il suo piccolo ormai orfano. Non è raro che nelle storie asiatiche emergano figure di anime defunte e le Ubume fanno infatti parte degli Yuurei, anime di defunti che non riescono a lasciare la vita terrena e raggiungere la pace dell’aldilà. Si diventerebbe Yuurei in seguito a una morte improvvisa o violenta o nel caso in cui non venga celebrato un rito funebre.

E poi parliamo di S’Ammutadore o S’Ammutadori: il demone del sonno che angoscia le nostre notti. Di chi si tratta? Capita a tutti di non dormire sonni tranquilli, di svegliarsi più e più volte nella notte perché angosciati da incubi. Secondo gli antichi racconti sardi chi non riesce a dormire o si sveglia costantemente a causa di sogni poco piacevoli è vittima de S’Ammutadore. Si configura come un demone che agisce sui sogni della propria vittima e li angoscia. Esistono racconti sardi che parlano di pastori che avevano paura di dormire. Il loro timore più grande era essere assaliti dal demone sardo del sonno. Per evitare di incorrere in questo pericolo occorreva recitare is brebus, antiche formule magiche che si tramandano di generazione in generazione.

Le figure legate al sonno non esistono solo nell’Isola. Un esempio arriva, anche in questo caso, dal Giappone. Stiamo parlando di Baku. Secondo i giapponesi gli incubi sono provocati da spiriti malvagi e Baku accorrerebbe proprio in aiuto agli esseri umani per scacciarli. Si configura come un vero e proprio mangiatore di sogni. Baku nei racconti giapponesi viene raffigurato con sembianze animalesche, come se fosse un miscuglio di vari animali, una sorta di chimera giapponese. In alcuni libri gli incubi invece vengono rappresentati da volpi con la voce umana, serpenti intrecciati, pentole parlanti, abiti insanguinati. Però Baku compare solo se invocato e in caso di incubi ci si rivolge a lui in questo modo: “Divoralo, O Baku! Divora il mio incubo.” Però in alcuni casi ed aree Baku si configura non per forza in accezione positiva ma come una figura che divora qualsiasi sogno, anche quelli belli.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.