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Leggende sarde: la storia di Luxia Arrabiosa, strega cattiva o fata buona? Enzo Asuni
La tradizione sarda è cosparsa di leggende che richiamano personaggi realmente esistiti o inventati. Nel corso delle puntate precedenti abbiamo parlato di diversi personaggi immaginari come Mommoti, Maria Farranca, il Drago di Baunei ma anche di persone realmente esistite come Perdita Basigheddu e Julia Carta. Una figura leggendaria e affascinante di cui parlare risulta quella di Luxia Arrabiosa, una leggenda dibattuta e che spazia, a livello interpretativo, di luogo in luogo. In alcune località dell’Isola si configura come una fata bellissima, mentre in altre come una strega cattiva.

Partiamo dalla leggenda della versione che vede Luxia Arrabiosa come una fata bellissima e dunque parliamo di Lucia la bella. Ovviamente non stiamo parlando di un essere fatato ma di una bellezza così rara dall’essere paragonabile a un personaggio delle fiabe, una fata. La storia racconta che Lucia era una ragazza bellissima che si recava ogni giorno, al confine tra Pompu e Morgongiori, presso il colle Prabanta per cuocere il pane. Per giungere nel luogo passava davanti a una grotta del Monte Arci. La leggenda narra che al suo interno abitasse un fauno che si innamorò perdutamente di lei. Il fauno in questione un giorno tentò di approfittarsi di lei e quest’ultima per difendersi scagliò il suo attizzatoio contro di lui, uccidendolo. Uccidendo il fauno, Lucia aveva sbloccato un potere antico e il luogo, insieme a tutto lo scenario del racconto divenne di pietra. Infatti, oggi, in quel posto troviamo alcune piccole domus de janas scavate nella roccia (ipogeiche), un menhir e ricostruzioni che risalgono al popolo prenuragico e nuragico.
L’attizzatoio, secondo quanto tramandato dalla leggenda, sarebbe il menhir che ha preso il nome di Su frucoi de Luxia Arrabbiosa. Ma anche altri elementi sarebbero stato cristallizzati per sempre in quel luogo, diventando pietra: la sala da pranzo, il forno, il piede del bue, il mestolo e il cucchiaio della donna. Infatti troviamo Sa Sala, Su Forru, Su pei de su boi, Sa turra e Sa Cullera. Lucia dopo l’omicidio del fauno impazzì.
Questa storia si contrappone alla precedente e, da fata bellissima Lucia, diventa invece una strega brutta e cattiva ma anche avara e infinitamente ricca. I racconti narrano che vivesse in un nuraghe. Si pensa si possa trattare del nuraghe di Santa Barbara nel Monte Manai, nella zona di Macomer. Essendo ricca non erano poche le persone che si recavano presso la sua dimora per chiudere aiuto ma lei, essendo perfida, rifiutava sempre di donare il suo supporto in qualsiasi modo. Lucia passava la notte a filare il suo telaio e di giorno invece dormiva. Aveva un fuso magico che custodiva le sue ricchezze durante il giorno.
Era inverno, un inverno freddo e rigido, quando due fratelli molto poveri si recarono da quest’ultima per rubare dal suo orto della legna da ardere. In quell’orto tuttavia c’era un melograno incantato, magico, che lasciò cadere il frutto sulla testa di uno dei due fratelli. L’altro riuscì a scappare. Una fuga però breve perché il fuso magico della strega la avvisò subito. Lei riuscì a fermarlo e ordinò al fuso di gettarlo nel forno ma il ragazzo afferrò il fuso e buttò quest’ultimo in quel forno in cui avrebbe dovuto ardere lui stesso. La strega si disperò e la trasformò in una cicala che ancora oggi si aggira nel nuraghe.
Nella variante sassarese della storia si dice che chi si reca presso la collina del castello di Monreale nel momento in cui scocca la mezzanotte possa sentire il suono, il rumore ritmico del telaio di Luxia Arrabiosa.
Ma ci sono anche altre storie che la raccontano come una donna che diventò pietra. Nelle tradizioni dell’Isola è nota anche come Lughìa Rabiosa. Nota da alcuni anche come Orgìa (Giorgìa, Giorzìa, Giolzìa, Jorgìa. Zorza, Lughìa e Lucìa Rabiosa. Al posto di “Rabiosa” o “Arrabiosa” troviamo anche sinonimi come “Raggosa, Rajosa, Radiosa, Iarosa, Lainosa). Come detto in antecedenza, è una figura contradditoria, dipinta come una strega o come una bella donna. Racconti parlano di una donna amorevole, una buona madre che cura i figli e le faccende domestiche. Secondo il racconto di Pompu e Noragugume Luxìa Rabiosa è una madre la cui perdita dei figli e il dolore provocato dalla perdita hanno comportato la pietrificazione del forno e dei suddetti oggetti (forno, cucchiaio etc..). La pietrificazione degli oggetti rivela in qualche modo il suo essere una donna molto attenta alle faccende domestiche.
A Nuragus si racconta di una Luxìa Rabiosa che avesse rifiutato di dare a un frate una manciata di gnocchi. Era così tanto avida da non aver dato nemmeno un po’ di grano a un poveretto nell’aia e un po’ di paglia a un altro. Tutti e tre invocarono forze occulte e lanciarono il malaugurio che gli gnocchi diventassero pieta, il grano diventasse sabbia e la paglia polvere. Dio allora la trasformò in pietra.
Si racconta di Giorgìa Raiosa (altro nome per identificare Luxia Rabiosa) che si recò nell’aia per portare la colazione ai trebbiatori all’interno di una corbula. Mentre si dirigeva verso il luogo incontrò un povero che le chiese cosa ci fosse all’interno della corbula ma lei non rispose. Secondo il racconto quel poveretto era proprio Dio che la trasformò subito in pietra.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.