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Cronache e leggende sarde: la grande siccità che colpì Cagliari nel 1605

today19 Gennaio 2024 12095 31 3

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Tra cronache e leggende sarde, dalla siccità a Cagliari del 1605 alle figure leggendarie legate al clima: su Carru de Nannai e Sa Mamma de su Soli

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    Cronache e leggende sarde: la grande siccità che colpì Cagliari nel 1605 Egidiangela Sechi e Enzo Asuni

L’Isola è colma di storie e leggende sarde molto affascinanti che nessuno conosce e il Seicento in Sardegna è stato teatro di anni molto difficili a causa di una moltitudine di eventi nefasti. La siccità portò la Sardegna a vivere un periodo molto buio. Le cronache del Seicento ci raccontano quegli anni cupi.

“Le Ombre del Seicento”

Il Seicento in Sardegna viene raccontato come un secolo non molto fortunato. L’Isola era dominata da sventure e calamità. Nelle cronache dell’epoca si riportano una moltitudine di Flagelli, come racconta Luigi Frigoli su L’Unione Sarda. Si spazia da carestie, locuste e naturalmente la peste che, lo sappiamo bene, compiva stragi in tutta Europa.

 “La Processione della Speranza”

Le sventure che animavano le cronache dell’Isola diedero origine a molte storie e leggende della Sardegna. Negli annali viene riportata una grave siccità che colpì la città di Cagliari nel 1605. Non solo Cagliari ma in generale, tutto il territorio cagliaritano. Si racconta di una grande siccità che portò a una scarsità di raccolti che poi condusse alla fame della popolazione. La popolazione doveva trovare un rimedio e quale era questo rimedio? Si organizzò una grande processione per chiedere al Cielo di far piovere. Lo racconta Sergio Atzeni in “Storie di Sardegna”, opera edita da L’Unione Sarda: «I baroni uscirono in processione dalla città murata, in carrozza, i servi vestiti di tela e incappucciati, a piedi nudi, in fila per due, gli anziani trascinando pesanti catene, i giovani flagellando se stessi con scudisci, tutti assieme cantando miserere e supplicando: “Domine, manda l’acqua”».

1605 – La grande processione di Cagliari per supplicare il Cielo di far piovere (Immagine generata per mezzo dell’Intelligenza artificiale)

Come finì?

Lo stesso Atzeni racconta: “La tradizione recita che al tramonto di quel giorno apparve all’orizzonte la prima nube”.

Leggende sarde legate al clima: “Sa mamma de su sole”

Se pensiamo alla siccità viene subito in mente “Sa mamma de su sole”, una figura leggendaria sarda. Chi è “Sa Mama de Su Soli”? Letteralmente, dal sardo all’italiano, significa “la mamma del sole”.
Se in passato abbiamo parlato di Mommoti, Maria Farranca e abbiamo scoperto che il primo, in qualche zona si chiama Maimone o Maimoni, Bobboti, Babballotti o Lu Bubbunaru, questa volta analizziamo un’altra figura che fa paura ai bambini e le bambine: “Sa Mama de Su Soli”, nota in tutta l’isola con delle piccole varianti per quanto riguarda il nome. Viene chiamata per lo più “Sa Mama de su Soli” o “Mamma de Lu Soli”, ma anche “Mamm’e Soli”.

 

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Si tratterebbe, secondo la tradizione, di una donna bellissima che esce solo nelle ore più calde della giornata, quelle ore in cui il sole è così caldo da spaccare le pietre. Allora perché fa così tanta paura ai bambini? Ovviamente è un personaggio di fantasia, uno stratagemma usato da mamme e papà per impedire ai figli di uscire dopo pranzo, soprattutto nelle ore estive.
Ma cosa fa “Sa Mam’e su Soli”? Se la si incontra e la si guarda fa venire la febbre, una febbre così alta da poter provocare anche la morte.

Sa mamma de su sole (Immagine generata per mezzo dell’Intelligenza artificiale)

“Su Carru de Nannai”

Sa Mamma de su sole si configura come una figura che si contrappone un po’ a quella de “Su Carru de Nannai”. Tra le varie  leggende sarde si distingue anche una narrazione legata ai miti dei temporali: la storia di Su Carru de Nannai. Su Carru de Nannai è descritto come un carro che terrorizzava i bambini, secondo la tradizione, nato con l’intento di dissuaderli dal rischiare di uscire durante i temporali. Il protagonista di questa leggenda è un carro guidato da un cocchiere e trainato da possenti destrieri, trasportante un carico di pietre e massi che produceva un fragore simile a quello dei tuoni.

Su Carru ‘e Nannai (Immagine generata per mezzo dell’intelligenza artificiale)

Nel contesto della cultura sarda, l’origine del nome “Nannai” viene collegata al mitico An, dio nuragico che risiedeva in un palazzo celeste chiamato Eanna. Alcuni suggeriscono che il termine potrebbe essere una storpiatura della parola “nonno”. Le versioni della leggenda variano: in una di esse, il cocchiere è un dio che attraversa le strade dei paesi con il suo carro rumoroso, annunciando l’arrivo imminente di una tempesta e invitando così i bambini a rimanere al sicuro in casa. In un’altra versione, il cocchiere è invece un anziano.

In alcune varianti, l’obiettivo del passaggio rumoroso di Su Carru de Nannai non è quello di avvisare i bambini, ma di attirarli per rapirli. Queste diverse interpretazioni aggiungono fascino e mistero a una leggenda che, nel corso del tempo, ha assunto sfumature diverse nelle comunità sarde.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.

 


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