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La leggenda de “Sa Stria”, l’uccello del malaugurio sardo

today15 Marzo 2024 7788 15 4

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Antiche storie raccontano di un uccello, un rapace noto come “Sa Stria” che porterebbe sventure e cattivi presagi a chi lo incontra 

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    La leggenda de “Sa Stria”, l’uccello del malaugurio sardo Egidiangela Sechi e Enzo Asuni

La cultura isolana è colma di leggende che uniscono tradizione e superstizione. Pensiamo a Mommoti, Maria Farranca, alle Panas. In Sardegna esistono una moltitudine di racconti che hanno come protagonisti spiriti maligni, personaggi inquietanti che incutono timore ai bambini ma non solo. Una commistione tra immaginario e realtà che affascina chi ascolta queste storie per la prima volta. Ci sono racconti che vengono tramandati dagli anziani, da genitori a figli e da nonni a nipoti.

Sa Stria, l’uccello del malaugurio in Sardegna (Immagine generata con l’intelligenza artificiale)

Sono una moltitudine i racconti che parlano di un uccello malvagio che dà la caccia ai bambini seminando sfortuna. Il più noto, quello che riguarda quasi tutti i racconti è “Sa Stria”, un uccello del malaugurio in carne ed ossa la cui origine deriva dall’epoca romana. O per lo meno le superstizioni a quest’ultimo legate.

Sa Stria: Sardegna come l’antica Roma

Come leggiamo in un pezzo di Luigi Frigoli su unionesarda.it nell’immaginario popolare del mondo latino esisteva “lo Strix”, un uccello malvagio noto per nutrirsi di sangue umano. Non è un caso che dalla parola strix derivi anche il termine “strega”. Nella cultura popolare sarda, soprattutto nel sud Sardegna “Sa stria” è associabile al Barbagianni ma anche a una civetta o a un gufo. Avvistare un barbagianni simboleggerebbe una disgrazia imminente.

Sa stria emblema di sfortuna, malattie e malaugurio

Antiche storie non parlano solo di sfortuna ma il rapace sarebbe noto per essere una minaccia per quanto concerne i bambini. Pare avesse, o abbia, l’abilità di fiutarne l’odore. L’uccello in questione amerebbe dare la caccia a neonati o pargoli con lo scopo di ghermirli e portarli via, per poi cibarsi di loro. Da dove nasce questo racconto? Un po’ come quando si dice che un bambino viene portato dalla cicogna, questa figura, Sa Stria, segue lo stesso principio ma non per parlare di una nuova nascita. Viene utilizzata per spiegare il contrario: dare una spiegazioni alle morti in culla o alle improvvise scomparse dei bambini. Ma sa Stria avrebbe anche altri poteri e sarebbe sinonimo di differenti presagi. Se dovesse sorvolare sulla testa di qualcuno, ad esempio, avrebbe il potere di trasmettere una grave malattia

Antidoto

Secondo la tradizione esisterebbero anche rimedi e antidoti per allontanare la malasorte portata da Sa Stria, in sardo – Chi apicigat sa Stria (che attacca il barbagianni”. Per esempio: per tenere lontani i suoi artigli sarebbe sufficiente bruciare alcune piume di rapace. Una volta ridotte in cenere venivano miscelate con un po’ d’acqua o caffè e venivano somministrate al malato. Per compiere il rito, in alcune zone della Sardegna, si attendeva la parte finale del ciclo lunare. Con i fumi sprigionati si segnava una croce sulla fronte della persona malata e si recitavano le antiche parole magiche sarde anche note come “Is Brebus” mentre si somministrava la bevanda al paziente.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends


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